BELLUNO - «La Seu è una malattia molto rara. Che in provincia di Belluno nel giro di pochi mesi si registrino addirittura tre casi è qualcosa di eccezionale. Io in tutta la mia carriera non ne ho mai incontrato uno». Lo dice il dottor Enzo Bozza, medico di base che opera nella parte alta della provincia. In effetti, a livello nazionale i casi di Seu sono solitamente pochissimi, meno di 100 ogni anno, con un'incidenza attorno allo 0,0001% della popolazione (il dato sale leggermente se si guarda solo alla popolazione pediatrica, quella che ha la maggior facilità nel contrarre la malattia).
Il registro italiano della sindrome emolitico uremica (tenuto dall'Istituto superiore di sanità) parla chiaro: tra aprile 2024 e marzo 2025 (ultimo aggiornamento) in Italia si sono registrati 61 casi di Seu, tutti in età pediatrica. La regione dove la malattia è stata più 'aggressiva' è la Puglia, con 8 casi, seguita dalla Lombardia e dal Piemonte (7 casi ciascuna tra 2024 e 2025). Belluno quindi, con i suoi 3 casi, rappresenta una concentrazione molto elevata.
«Come mai? Direi che l'incidenza potrebbe essere maggiore per la presenza di malghe e di un'ampia disponibilità di prodotti lattiero caseari realizzati con latte crudo, quindi non pastorizzato» spiega il dottor Bozza. «Ma attenzione: non significa che questo tipo di alimento il formaggio di malga, tipico delle aree montane - sia pericoloso di per sé. Se negli adulti non provoca nessun tipo di conseguenza, può essere però pericoloso per i bambini piccoli, ai quali è sempre meglio dare cibi cotti». La Seu infatti è un'infezione che deriva da un ceppo particolare di Escherichia coli. E si contrae attraverso l'ingerimento di cibi contaminati da questo batterio (che però su soggetti adulti può non provocare assolutamente nulla) o entrando a contatto con ruminanti e il loro stallatico.










