L'impressione è che ieri mattina abbia avuto un bruttissimo risveglio e che a non certo accarezzarlo sino stati il ministro Piantedosi e il governo che lo hanno commissariato, sfilandogli la gestione della città da sotto la sedia

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Fai "qualcosa di sinistra" chiedeva morettianamente il Pd a Beppe Sala, in quel week end di passione in cui il sindaco, tramortito dall'inchiesta sull'urbanistica e avendo scoperto di essere a sua volta indagato, si rinchiuse in casa per decidere se dimettersi o meno. Ne uscì siglando un patto con il Pd: un sostegno incondizionato all'azione di governo fino al 2027 (caso stadio compreso) in cambio di una "svolta a sinistra". Eccoci con il primo atto di sinistra del sindaco: lo sgombero del centro sociale Leoncavallo.In realtà non si può imputare a lui, nonostante sia il titolare alla sicurezza, di aver chiesto o tantomeno ordinato la chiusura del Leonka, per due motivi: perché non è stato avvisato da nessuno, nonostante mercoledì fosse in città e avesse mandato un suo rappresentante al Comitato per l'Ordine e la sicurezza in Prefettura dove si è parlato di tutto tranne che degli autonomi di via Watteau e poi perché era in trattativa da almeno sei mesi con l'associazione delle Mamme antifasciste per trovare un modo per legalizzare il centro sociale. Anche altrove. Quello sì che sarebbe stato un "gesto di sinistra", sfumato suo malgrado.Il fatto che Sala, come ha dichiarato pubblicamente ieri, si sia trovato uno sgombero eseguito (tecnicamente l'esecuzione dello sfratto) senza essere stato avvertito è, se possibile, ancora peggio. Perché era forse l'unico in città (a parte i diretti interessati) a esserne all'oscuro: lo sapevano il questore, il prefetto, la Digos.