di
Chiara Evangelista
Il primo cittadino di Milano: «Al tavolo per l'ordine pubblico di mercoledì nessun cenno. C'erano diversi modi di avvisare l'amministrazione: non sono stati seguiti». L'ipotesi che la sterzata sia stata voluta dal centrodestra. «Ma il centro sociale deve continuare a emettere cultura nella legalità»
Incredulità che trasborda in irritazione: Palazzo Marino non è stato avvertito in anticipo dello sgombero. Nonostante la partecipazione del Comune il giorno prima al tavolo in Prefettura, il sindaco Beppe Sala è venuto a conoscenza del tramonto del Leoncavallo, lo storico centro sociale milanese, solo alle prime luci della mattina di ieri, con una telefonata informativa del prefetto.
All’orizzonte non ci sono segnali di fumo. È mercoledì e come di consueto si riunisce in Prefettura il Comitato di pubblica sicurezza. Il sindaco Sala, impegnato in altri incontri a Palazzo Marino, delega il vicecomandante della Polizia locale a partecipare al tavolo in sua rappresentanza. «In quella sede non è stato fatto cenno ad alcuno sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo», spiega il sindaco. All’apparenza, dunque, da quanto emerge dall’incontro tutto sembra invariato: la data fissata per eseguire lo sfratto del centro sociale è fissata per il 9 settembre e, non essendo stato discusso il tema in ordine del giorno durante la riunione in Prefettura, non ci si aspettano colpi di scena. A tal punto che il sindaco si concede una pausa dagli impegni del Comune. Finché poi a far cambiare i piani è la telefonata del prefetto Claudio Sgaraglia, arrivata solo ieri mattina, a ridosso dello sgombero, in cui informa il sindaco dell’intervento in via Watteau.













