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Claudio Bozza, inviato a Montenero di Bisaccia

Nella masseria dell'ex pm di Mani Pulite: «Mi fecero un passaporto falso e sparii per mesi. Da due anni sto sempre in campagna tra orto e contadini»

«Guardi ‘sti friggitelli. E i pomodori, senta che profumo! Solo acqua e sole, niente concimi. Qui sono fuori da tutto, ma ho tutto. L’unica scocciatura è che devo comprare sale, zucchero e caffè». Il vento tira forte sui colli di Montenero di Bisaccia. Antonio Di Pietro ci aspetta al cancello verde della sua masseria. «La mia estate è sempre stata qui, in campagna. Il mare? Da quassù si sente il profumo». Scoprire il buen retiro dell’uomo simbolo di Mani pulite sa di spy story. Un po’ com’è lui, del resto. Prima bisogna raggiungere un punto su Google maps, poi è il «Tonino nazionale» che ti guida per telefono. «C’è ancora qualche scocciatore da tenere a bada», spiega. Ad attenderci ci sono le oche, le galline, i pastori abruzzesi, gli ulivi, le vigne e l’orto. Qui è nato Antonio Di Pietro. A pochi metri di distanza, nel 1987, morì suo padre Giuseppe travolto da una balla di fieno. Da qui «Tonino» se ne andò a 10 anni, ma è sempre tornato. «Ora fino alla fine: a ottobre saranno 75, mi godo la mia terza età». È come ritrovarsi in un portale del tempo. E dall’estate 2025 torniamo a quella del 1992: Mani pulite infuriava già, ma la mafia voleva uccidere anche Di Pietro, dopo Falcone e Borsellino.