Il bastone per reggersi in piedi, la schiena curva, l’incedere a piccoli passi. Poi l’emotività accentuata, le parole che sfuggono, la memoria che arranca. In sintesi, fragilità. Ma oggi sapere in anticipo a cosa andiamo incontro è possibile. Ed è possibile correre ai ripari per vivere serenamente gli anni della vecchiaia. È tutto scritto e spiegato nello studio pubblicato sulla rivista NPJ Aging (gruppo Nature) da un team italiano di neuroscienziati, biochimici e neurologi.

Posso sapere quanto velocemente sto invecchiando?

10 Marzo 2025

I ricercatori hanno scoperto attraverso un semplice prelievo di sangue l’esistenza di nuovi profili metabolici in grado di distinguere gli anziani pre-fragili (cioè in quel limbo tra salute e fragilità) da quelli già fragili. La ricerca è firmata da Alessandro Usiello, direttore del Laboratorio Neuroscienze Traslazionali del Ceinge-Biotecnologie avanzate Franco Salvatore di Napoli, con la collaborazione della Fondazione Mondino di Pavia.

"Il test ematico – premette Usiello – serve a determinare i livelli di betaina nelle cellule, consentendo di identificare i soggetti più esposti al rischio-vulnerabilità, a disabilità e ospedalizzazione. La betaina, amminoacido atipico fisiologicamente presente nel nostro organismo, contribuisce a fermare lo stress ossidativo delle cellule e a ridurre il rischio cardiovascolare. Ma è interessante sottolineare che i livelli di betaina risultano differenti nei soggetti pre-fragili, fragili e sani. E poi chiariamo: la fragilità implica un’alterazione multiorgano e multisistemica, diffusa a livello del sistema immunitario, del metabolismo. È un concetto omnicomprensivo di alterazioni che riguarda tutto l’organismo. E, così, pure invecchiamento e fragilità non sono sinonimi e noi dobbiamo aspirare a una longevità sana, perché vivere a lungo ma in cattive condizioni può trasformarsi in una sofferenza”.