Da una parte, la liberalizzazione totale di Donald Trump. Dall'altra, la chiusura ermetica del Partito comunista. Gli stablecoin sono protagonisti di approcci diametralmente opposti nelle due principali economie mondiali, Stati Uniti e Cina. Almeno sinora, perché qualcosa sta per cambiare con una svolta improvvisa e, almeno in parte, inattesa. Secondo Reuters, Pechino sta infatti per approvare una tabella di marcia che per la prima volta includerebbe l’uso di stablecoin ancorati allo yuan, con l’obiettivo di promuovere la moneta nazionale come strumento di pagamento internazionale. Se approvata, la misura rappresenterebbe una vera e propria svolta strategica. Per anni, la Cina è stata infatti tra i Paesi più ostili nei confronti delle criptovalute. Nel 2021 Pechino aveva vietato il mining e il trading di asset digitali, giudicati una minaccia per la stabilità finanziaria nazionale e veicolo di attività criminali. Una decisione drastica che aveva spinto i colossi del settore a migrare verso altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia Centrale.
Ardoino (Tether): “Gli Usa di Trump hanno capito Bitcoin. Così ridisegneremo la finanza globale”
26 Marzo 2025
La Cina sogna da anni di affiancare, se non di insidiare, il dollaro e l’euro come valuta di riferimento globale. Tuttavia, rigidi controlli sui capitali e l’enorme surplus commerciale annuale hanno limitato la diffusione dello yuan. A giugno, la sua quota nei pagamenti globali era appena al 2,88%, contro il 47,19% del dollaro, secondo i dati SWIFT.











