Una nuova Bretton Woods? Sarebbe la cosa giusta da farsi, ma nell’era di Trump 2.0 il multilateralismo è in grave crisi: non si sa se un tavolo, come nel 1944 alla fine della seconda guerra mondiale ci sarà e, se si, chi siederà intorno.

Chi fermerà lo yuan?

Tema estremamente attuale, quello dell’internazionalizzazione dello yuan (o Renminbi, moneta del popolo) e il ruolo del dollaro fissato da Bretton Woods, al centro del panel del Festival dell’Economia di Trento al quale ieri hanno partecipato anche accademici della scuola del partito comunista cinese responsabili delle politiche di regolamentazione di Pechino.

Il rischio che gli Stati Uniti vogliano superare con scelte rischiose il problema del debito a spese del resto del mondo c’è, ma anche l’eventualità della scelta fatale di lasciare che le cose vadano avanti, e male, per forza di inerzia.

L’intervento introduttivo del professor Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia ha ruotato intorno alle ragioni interne della supremazia declinante del dollaro, insidiata dalla divisa cinese non convertibile ma, ormai, spendibile praticamente in tutto il globo, sotto varie forme. “Creare un luogo di discussione e di riforma è essenzialmente un problema politico”, ha rimarcato Giovanni Tria, sottolineando che “il vero problema è nel doppio binario se considerare la valuta come strumento di scambio rispetto alla valuta come riserva”.