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A Bari c’è stata una nuova protesta, più turbolenta delle precedenti, delle pastaie che vendono orecchiette fatte a mano in via Arco Basso, nel centro storico, nel quartiere di Bari Vecchia. L’esposizione di orecchiette a Bari Vecchia è una nota attrazione turistica, ma le donne che le producono si stanno scontrando da mesi con l’amministrazione comunale, perché ha imposto loro di seguire regole sanitarie di base e ha avviato controlli più severi. Alcune inchieste giornalistiche avevano documentato condizioni igieniche scarse, e le pastaie erano anche state accusate di vendere senza licenza prodotti industriali.

Questa volta la protesta è avvenuta in risposta a una serie di sequestri fatti nei giorni scorsi dalle forze dell’ordine, che hanno sequestrato alle donne 151 chili complessivi di merce, tra taralli, orecchiette e altri tipi di pasta apparentemente di provenienza industriale, e che quindi sarebbero stati venduti senza autorizzazione. Sono state fatte tre multe da 5mila euro ciascuna per commercio abusivo su suolo pubblico, e una per indebita appropriazione di spazi esterni.

La polizia annonaria, cioè il dipartimento della polizia locale che si occupa, tra le altre cose, della sicurezza del cibo negli esercizi commerciali, ha detto che le pastaie avrebbero riempito sacchetti senza etichetta con orecchiette comprate e di provenienza industriale, con l’obiettivo di spacciarle per pasta fatta a mano. Il problema è l’assenza di tracciabilità e il fatto che non abbiano l’autorizzazione per vendere prodotti non artigianali. Le pastaie negano di vendere prodotti industriali, e sostengono che quelli sequestrati sono fatti da loro.