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Dei quasi 400mila bambini nati in Italia nel 2023, si stima che meno di 400 non siano stati partoriti in un ospedale. Sono quindi una piccolissima minoranza le donne e le coppie italiane che scelgono di far nascere i propri figli in casa o in case di maternità, cioè strutture private gestite da sole ostetriche. Ci sono però grosse differenze da regione a regione, perché solo alcune hanno leggi che regolamentano il parto extraospedaliero, e tra queste ancora meno offrono rimborsi delle spese sanitarie a chi lo sceglie.
Negli ultimi giorni nella comunità online interessata alla genitorialità si è discusso parecchio proprio dei parti in casa, perché in Australia è stata arrestata un’ostetrica italiana che offre questo servizio, e che aveva un certo seguito sui social network. Oyebola Coxon, nota anche con i nomi Enrica Kupe e Bibi (@ostetricasenzafiltri), è accusata dell’omicidio colposo di un neonato e di non aver gestito in modo corretto le complicanze del parto durante l’assistenza domiciliare alla madre. La notizia è circolata dopo la segnalazione di Francesca Bubba, attivista contro la violenza ostetrica e autrice di Preparati a spingere, un libro sulle difficoltà delle neomadri, che già aveva contestato i contenuti sui social di Coxon – e i corsi che vende online – perché contenevano informazioni su gravidanza e parto contrarie alle più condivise e diffuse raccomandazioni mediche.






