La Procura di Udine ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause della morte di una neonata deceduta dopo un parto in casa avvenuto a Nimis, in Friuli-Venezia Giulia, il 30 giugno, per scelta dei genitori. Secondo quanto riportato da Rai News, nel registro degli indagati sono state iscritte due ostetriche: si tratta di un atto dovuto per consentire gli accertamenti tecnici irripetibili e garantire il diritto di difesa delle parti. La vicenda è dolorosa e, proprio perché è oggetto di indagine, non consente conclusioni sulle responsabilità né sulle cause cliniche della morte. Ma riapre una domanda importante: il parto in casa è sicuro? La risposta non può essere né ideologica né semplificata. Dipende dal profilo di rischio della gravidanza, dall’organizzazione dell’assistenza, dalla presenza di ostetriche qualificate, dalla possibilità di trasferimento rapido in ospedale e dalla capacità di riconoscere tempestivamente eventuali complicanze. Ecco che cosa serve sapere e che cosa dicono le linee guida internazionali.
Parto in casa: una scelta possibile, ma non per tutte
Il parto è un evento fisiologico, ma non sempre prevedibile. Anche una gravidanza considerata “a basso rischio” può complicarsi durante il travaglio o nei minuti successivi alla nascita. Per questo il punto centrale non è solo dove si partorisce, ma con quali criteri di selezione, quale assistenza e quale piano di emergenza.






