Sette mesi in cella negli Stati Uniti, poi l’espulsione in Italia e una vita tutta da ricostruire. David D’Ambrosio, 32enne italiano di origini venezuelane, è rientrato a Roma il 7 agosto dopo la lunga prigionia, trascorsa soprattutto nel carcere della contea di Plymouth, da dove, sotto pseudonimo, aveva raccontato in esclusiva la sua storia a ilfattoquotidiano.it. D’Ambrosio era stato arrestato dagli agenti di frontiera (Ice, Immigration custom enforcement) la sera del 13 febbraio, mentre rientrava a casa: “Non c’erano motivi per catturarmi, avevo la Green card approvata (il permesso di soggiorno permanente, ndr) e aspettavo la residenza, ma non hanno voluto sentire ragioni. E mi hanno portato via lo stesso”, racconta. Dopo i primi 15 giorni al penitenziario Northwest State Correctional Facility, nel Vermont, è stato trasferito per una notte al centro di detenzione di Burlington e infine a Plymouth, in Massachussets. Il rilascio, avvenuto alle 4:30 del mattino, gli è stato annunciato dopo la mezzanotte: “Quando mi hanno detto che sarei uscito da quell’inferno non ho più dormito”, dice. “Mi hanno riportato a Burlington, dove ho aspettato altre quattro ore in una cella condivisa da uomini e donne, e infine in aeroporto, a Boston, per prendere il volo di rientro”. Finita l’odissea, D’Ambrosio parla nuovamente a ilfattoquotidiano.it da Atina (Frosinone) il paese del basso Lazio con poco più di quattromila abitanti dove è cresciuto.
"In carcere Usa trattamenti inumani": parla l'italiano espulso dopo 7 mesi
David D'Ambrosio racconta la prigionia in Usa e l'espulsione: "Avevo casa e lavoro, ho perso tutto. In cella subivo aggressioni"






