"Quello che mi accadde l'8 agosto 2024 fu l'esecuzione di un crimine contro l'umanità: fui sottoposto a una sparizione forzata", racconta Dávila all'Adnkronos. Vennero a prenderlo, spiega, e per giorni di lui si persero le tracce. "Durante quel periodo la mia famiglia non ebbe alcuna notizia. Mio fratello maggiore, Hugo, girò tutti i centri di detenzione e ovunque ricevette la stessa risposta ufficiale: che io non ero lì". La cattura, violenta, ha avuto conseguenze gravissime sulla sua salute. ''Quasi sono morto mentre ero all'Helicoide'', dice ricordando i primi giorni di prigionia nel centro di detenzione dei servizi di sicurezza a Caracas, noto per la sua architettura a spirale e per essere stato uno dei più famigerati centri di tortura del Venezuela. ''A causa della mia cattura violenta, che mi provocò una ferita cadendo sul pavimento, sviluppai un processo di infezione che degenerò in setticemia e prostatite severa. Quando finalmente decisero di portarmi in un vero centro ospedaliero, stavo già entrando in uno stato di shock''.
Williams Dávila, libero dopo due anni l'ex deputato italo-venezuelano: "Sono quasi morto, grazie a Meloni"
Un incubo durato 550 giorni. Ma ora Williams Dávila è finalmente un uomo libero. Il dissidente italo-venezuelano ed ex deputato dell'...






