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Il racconto del dissidente: "I pro-Maduro in Italia vogliono destabilizzare la realtà, ma la verità è una sola: la vera giustizia sociale non può esistere senza libertà politica e senza rispetto per la vita"
Un inferno di 550 giorni nelle carceri di Maduro, finalmente concluso. Williams Dávila, dissidente italo-venezuelano ed ex deputato dell'Assemblea nazionale di Caracas, ha raccontato la sua detenzione all'Helicoide, la prigione dei servizi di sicurezza del regime, iniziata poche ore dopo aver rilasciato un'intervista all'Adnkronos. "Quello che mi accadde l’8 agosto 2024 fu l’esecuzione di un crimine contro l’umanità: fui sottoposto a una sparizione forzata", ha detto alla medesima agenzia, spiegando che vennero a prenderlo nel periodo in cui il Paese era nel caos per le proteste popolari scoppiate dopo le contestatissime elezioni presidenziali e che, per giorni, di lui si persero le tracce. "Durante quel periodo la mia famiglia non ebbe alcuna notizia. Mio fratello maggiore, Hugo, girò tutti i centri di detenzione e ovunque ricevette la stessa risposta ufficiale: che io non ero lì".








