IN VAL DI CATANIAForse Pippo Baudo è morto per davvero soltanto ora e soltanto qui, mentre d’improvviso, tutti insieme, ce ne rendiamo conto. Ore 17.41, la bara in massello di rovere, liberata dal cuscino di rose rosse e fiori bianchi, lascia la chiesa e subito il più fragoroso degli applausi, scandito da un lunghissimo "Pippo, Pippo, Pippo…", scuote i petti delle quasi tremila persone arrivate a salutarlo quassù, tra aranceti a distesa, a Militello in Val di Catania, dove la Sicilia si dimentica del mare e inizia a farsi più profonda.
In piazza Santa Maria della Stella siamo piegati da questo caldo che toglie il fiato e scioglie le suole delle scarpe. Per un istante cala il silenzio. La campana suona a morto. Una donna dai capelli corvini ha la guancia sinistra rigata da una lacrima, stringe le mani e sussurra il suo dolce "ciao". Poco più in là l’anziana col cappellino nero, quella che poco prima avevamo notato tutti per il suo vestito prepotentemente rosa, dice "grazie Pippo, sei stato un amico". Sta fissando il vuoto.
Anche i vigili urbani sono commossi, e non c’è retorica, non c’è niente di falso né di costruito, non ci sono sguardi contriti a favor di telecamera, non c’è nulla che possa rabbuiare l’ultimo, grandioso spettacolo di Pippo Baudo, il personaggio che proprio qui aveva debuttato come chierichetto.










