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Martedì sera in un’intervista con l’emittente conservatrice Fox News Donald Trump ha detto che non invierà soldati statunitensi in Ucraina come parte delle cosiddette “garanzie di sicurezza” internazionali per tutelare il paese da future invasioni. Il giorno precedente, durante la visita a Washington di Volodymyr Zelensky e di vari altri leader europei, il presidente statunitense invece aveva lasciato aperta questa possibilità, per la prima volta da quando ha iniziato a occuparsi della guerra in Ucraina.
Anche la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha poi confermato che gli Stati Uniti non invieranno soldati. Nell’intervista Trump ha comunque detto, anche se in termini molto vaghi, che gli Stati Uniti potrebbero fornire supporto aereo ai paesi europei che invieranno truppe e mezzi: non è chiaro se solo con la condivisione di informazioni di intelligence o anche con l’invio in Ucraina di aerei militari.
Non è raro che Trump cambi idea o si rimangi i suoi impegni, soprattutto in contesti non ufficiali come un’intervista, e il presidente ha fatto dell’ambiguità e dell’imprevedibilità i tratti tipici della sua azione politica. Trump comunque non era mai apparso particolarmente propenso all’invio di soldati in Ucraina.












