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Lunedì alla Casa Bianca, a Washington, ci sarà un incontro tra il presidente statunitense Donald Trump, quello ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei in cui si parlerà soprattutto di “garanzie di sicurezza”, cioè le condizioni e gli impegni che l’Ucraina chiede ai propri alleati per evitare di essere nuovamente attaccata dalla Russia e per assicurarsi in futuro la capacità di rispondere in maniera efficace. Fin dall’inizio della guerra, Zelensky pone queste garanzie come condizione necessaria per accettare qualsiasi accordo di pace: europei e statunitensi però sono sempre rimasti vaghi.

Nel tempo sono state fatte varie proposte e ipotesi su queste garanzie, con diversi livelli di coinvolgimento dei paesi occidentali. Quelle di cui si è parlato di più sono la fornitura di armi e munizioni; la condivisione di informazioni di intelligence militare; e soprattutto l’invio di contingenti e soldati stranieri in territorio ucraino, sia con funzioni di peacekeeping sia per rispondere direttamente a un attacco. Su quest’ultimo punto non c’è consenso tra i paesi occidentali: alcuni, come la Francia, si sono detti più disponibili a inviare i propri soldati in Ucraina, mentre altri, come gli Stati Uniti, l’hanno sempre escluso.