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20 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 13:04

Roma, 1977. C’erano le Brigate Rosse, avevo 17 anni e una coscienza politica appesantita dagli anni di piombo. Vedevo un mondo diverso, di autogestione, di impegno e di comunità. Una visione molto diversa da quella antagonista dei ‘cattivi ragazzi’ di Autonomia operaia e dei fascisti.

Fu in questo scenario pesante – soprattutto per un 17enne forse un po’ troppo responsabile che pensava più a nuovi mondi che a nuove ragazze – che mi accadde la prima un’esperienza ‘off the record’ che mi avrebbe segnato a fondo. Avevo fatto un’ora di ginnastica a scuola, ed ero profondamente rilassato, nella mia tuta da ginnastica blu a righine bianche. A casa avevamo un boschetto di querce al lato del viale, ne fui come attratto e mi misi a guardarlo senza concentrarmi su nulla in particolare. Mai fatto prima… All’improvviso la visione sfumò – come quando una persona molto miope si toglie gli occhiali e le forme e i confini perdono definizione. Anche io e i mei confini stavano sfumando, eppure non ero spaventato, solo ne avevo consapevolezza.