Che ci faceva il presidente della Finlandia alla Casa Bianca insieme con gli altri leader europei? La domanda è cruciale. In tutti gli ultimi «formati» in cui l’Europa ha dialogato con Donald Trump, lui c’era sempre: Alexander Stubb. Eppure la Finlandia non fa parte dei «grandi» soci del club UE, non è paragonabile a Germania Francia Italia; né ha forze armate e arsenali nucleari come il Regno Unito; non ha neppure un incarico istituzionale specifico (la presidenza di turno dell’UE spetta alla Danimarca). Porta però in dote altre caratteristiche importanti. Da quando ha abbandonato la neutralità ed è entrata nella Nato, la Finlandia ha il più vasto confine terrestre dell’Alleanza atlantica con la Russia. Inoltre è depositaria di una memoria storica preziosa: ha combattuto un’invasione da Mosca e l’ha sconfitta ricacciandola indietro; poi ha conosciuto il periodo della cosiddetta «finlandizzazione» e può spiegare a tutti di cosa si è trattato. Attenzione a questo termine, perché prima o poi qualcuno lo rilancerà. Soprattutto da Mosca, sia chiaro. Putin non ha mai abbandonato l’obiettivo di una Ucraina neutrale, impossibilitata ad entrare in alleanze altrui…
Se per l'Ucraina tornasse lo scenario «finlandizzazione»?
Finita la seconda guerra mondiale, la Finlandia ha accettato di diventare neutrale per non eccitare gli appetiti di Mosca. Un destino che, all'inizio dell'invasione russa, era stato pensato anche per l'Ucraina, ma di cui poi si è smesso di parlare










