«Leccac...», questo l'insulto rivolto al suo capo da una dipendente in preda alla rabbia dopo aver ricevuto un incarico di lavoro ritenuto da lei inopportuno. Un insulto che le è costato il posto: liquidata in tronco dal datore di lavoro con una lettera di licenziamento per giusta causa, che lei aveva subito impugnato. Ma, dopo il successo in primo grado, le ultime sentenze della giustizia italiana non le danno ragione. Fino alla Cassazione, che sposa le conclusioni già stabilite dalla Corte d'Appello di Catania: il licenziamento è legittimo.