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Ultimo aggiornamento: 7:50
Mentre Hamas ha accettato l’ultima proposta di cessate il fuoco a Gaza, alcuni paesi africani stanno per diventare il nuovo fronte della “deportazione gazawi”? Chiamiamola col suo nome: l’ennesima tentazione di trattare l’Africa come il retro-cortile del mondo, il posto dove spingere fuori dallo sguardo problemi che altrove non si vogliono gestire.
Stavolta non parliamo di rifiuti tossici o rottami elettronici, ma di persone: i palestinesi che Israele vorrebbe “ricollocare” fuori da Gaza, e i migranti che gli Stati Uniti stanno espellendo con accordi di Paesi terzi. Anche solo il fatto che se ne discuta — che rimbalzino “indiscrezioni” e bozze di accordi — alimenta la percezione di un Occidente che pensa ancora che alcuni paesi africani possano trasformarsi nel contenitore di crisi altrui.
L’Associated Press ha rivelato contatti tra Israele e governi dell’Africa orientale (tra cui Sud Sudan e Somaliland) per ipotizzare lo spostamento di palestinesi fuori dalla Striscia. Subito dopo, a Juba capitale del Sud Sudan è stato firmato un Memorandum of Understanding con una delegazione israeliana: non c’è nessun accordo operativo, si affrettano a smentire le parti, ma Reuters ha confermato che il tema è entrato — almeno come ipotesi — nelle conversazioni diplomatiche. Piovono smentite ufficiali,vero; ma il solo parlare di “ricollocazione” (termine ipocrita) sposta l’asticella del possibile.








