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Luigi Ferrarella

Era titolare della scuderia Fert, creata nel 1954 da suo padre con Falck e tanzi. Decano dei soci della Filarmonica della Scala e dell’Orchestra Sinfonica Verdi, si è spento lunedì

A dargli del vecchio e bacucco, non si rischiava di essere troppo inurbani: un po’ perché Paolo Ferrario era davvero quasi centenario, e molto perché in fondo Bacuco era stato il nome del miglior purosangue della sua scuderia Fert, giubba giallo paglierino creata nel 1954 da suo padre con l’industriale siderurgico Giovanni Falck e l’agente di Borsa Angelo Tanzi negli anni ruggenti delle «grida» in Piazza Affari. Una giubba storica sin dal vittorioso duello nel 1970 appunto di Bacuco a San Siro nel «Gran Premio del Jockey Club» contro il derbywinner Ortis.

E il bello è che mezzo secolo dopo, nell’estate 2020, il già vegliardo proprietario ambrosiano, spentosi ieri a 98 anni, grazie a un altro canuto vecchietto come il suo anziano cavallo di 7 anni Way to Paris (grigio come tutti gli avi materni per dieci generazioni sino al leggendario The Tetrarch nel 1911) nel Grand Prix du Saint Cloud aveva colto il proprio alloro più prestigioso, e regalato all’ippica tricolore quella vittoria italiana in un Gran Premio estero di «gruppo 1» che mancava da quasi un ventennio. Decano dei soci della Filarmonica della Scala e dell’Orchestra Sinfonica Verdi, mecenate di istituzioni culturali e benefattore di un ospedale di un suo amico medico, Ferrario ippicamente è stato uomo di lunghe fedeltà.