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Di primo acchito, i più hanno pensato a uno scherzo dell’intelligenza artificiale, «non ci posso credere». Un misto di ironia e sbigottimento che ha inseguito i fiorentini sotto l’ombrellone, quello che qui fu un “partitone” che si inchina agli storici nemici che volevano annientarlo. Roba da fakenews, mica può essere vero. In fondo non è logico pensare allo scambio di amorevoli sensi tra un Presidente rotto a tutte le esperienze, di quelli che in Toscana affettuosamente definiscono «di bosco e di riviera», e la senatrice che si arrampicava sugli scranni per inveire contro il Pd. Poi con quell’espressione del viso immortalato dalle foto ufficiali: il Governatore con il suo tipico sorriso beato alla Forrest Gump, la pasionaria del Quarticciolo con lo sguardo enigmatico, come una Gioconda che sa di averla fatta troppo grossa. Insomma, è naturale che la stretta di mano tra i due, Eugenio Giani e Paola Taverna, avvenuta lunedì negli uffici della Presidenza della Regione, un bel palazzo affacciato su piazza del Duomo, continui a far discutere. Troppo facile infierire: fu Paola Taverna, infatti, che in uno dei suoi più celebri accessi di schiettezza definì i colleghi dem: «mafiosi, schifosi, siete delle merde, ve ne dovete andare, dovete morire». Altro che «zozzoni» tenne a precisare con un francesismo la pasionaria che arrivò alla vicepresidenza del Senato.