Lo ha detto quando in Italia era notte fonda, e stava per salire sull’aereo che da Washington l’ha riportata a Roma: «È andata meglio di quanto mi aspettassi. Ma sarà ancora lungo il lavoro». È insomma soddisfatta Giorgia Meloni per la possibile apertura di un processo di pace «giusto», per le «garanzie sulla sicurezza» che sono state date all’Ucraina, per il rapporto di nuovo ricostituito dopo gli scontri degli ultimi mesi tra America ed Europa: «L’Occidente unito, per costruire la pace e garantire la sicurezza delle nostre Nazioni e dei nostri popoli», ha infatti così commentato ieri sui social una foto che ritraeva tutti i leader alla Casa Bianca.

Ed è soddisfatta la premier anche per il ruolo che ha avuto l’Italia. Chi era con lei, come il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, lo rivendica: «Nulla era scontato. Né che si sarebbe giunti a quello che i Paesi europei uniti avevano discusso con Zelensky prima dell’inizio del vertice, e cioè che prioritario su tutto era dare garanzie all’Ucraina sulla propria sicurezza», e neanche era scontato «che l’Italia fosse a quel tavolo».

Il perché è spiegato dallo stesso entourage di Meloni: che ci fossero Rutte, von der Leyen, Stubb, presidente di turno della Ue, Francia e Gran Bretagna che siedono nel Consiglio di sicurezza e hanno l’arma nucleare, e pure Germania, la maggiore potenza continentale, non sorprende. Ma che anche l’Italia fosse stata invitata, con Meloni seduta alla sinistra di Trump, fuori protocollo perché non ha la più alta anzianità, è un segnale che «siamo finalmente un Paese che conta».