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Chiara Daina

I Trattamenti sanitari obbligatori in Italia sono molti di più rispetto a quelli registrati al Ministero spesso a causa di una falla nei sistemi di comunicazione. Il professore Miravalle: «I comuni dovrebbero dotarsi di un Osservatorio»

C’è un paradosso che riguarda il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) e rischia di essere un boomerang per la comunità: «Sui ricoveri forzati delle persone con alterazioni psichiche che rifiutano le cure, benché incidano sulla privazione della libertà individuale che è tra i diritti inviolabili dell’uomo, oggi sappiamo pochissimo: quanti sono, quanto durano, perché si fanno e quali categorie sociali coinvolgono». La denuncia è di Michele Miravalle, professore di Sociologia del diritto all’Università di Torino e coordinatore del primo Osservatorio sui Tso in Italia, quello del capoluogo piemontese, nato nel 2024 da una convenzione tra Comune, ateneo, Asl e garante dei detenuti, per assicurare un monitoraggio del fenomeno, studiarne l’impatto e migliorare le risposte ai bisogni. Ci sarebbe infatti un ampio sommerso che non sprona i manager pubblici ad aumentare gli sforzi per offrire alternative efficaci e ridurre il ricorso ai Tso, come invece raccomandato dalla legge Basaglia.