Avete bisogno di anti-tormentoni per ‘disintossicarvi’ dalle hit della stagione calda? Anche se, come vi abbiamo raccontato poco tempo fa, i tormentoni estivi quest’anno non sembrano voler decollare, e forse non avremo una vera e propria canzone dell’estate, sta di fatto che è un periodo in cui le canzoni estive, anche se meno forti del solito, si sentono parecchio. Ognuno di noi oggi però può farsi la propria playlist. E allora anche quest’anno dopo la guida per difendersi dalle hit estive dello scorso anno, vi mandiamo una semplice playlist fatta di suggestioni, suggerimenti, emozioni, quello che ci ha regalato questo anno musicale fino a questo punto. Ma anche tante canzoni dal passato, che riaffiorano o dopo aver visto un concerto o, semplicemente, per affinità elettive con qualcosa che abbiamo sentito di recente. Il bello della musica è questo. Crea legami tra le persone. Ma anche tra le stesse canzoni. Come le ciliegie, una tira l’altra. E un’emozione riporta in vita un’altra emozione. Senza tormentoni.Gli anti tormentoni da mettere nella playlistBack To Friends (Sombr)Unfinished Sympathy (Massive Attack)Drinking in L.A. (Bran Van 3000)Messy (Lola Young)Situazione complicata (Lucio Corsi)I Don’t Like Mondays (Boomtown Rats)I Wrote Your Name (Sting)People Watching (Sam Fender)Badlands (Bruce Springsteen)Slide Away (Oasis)There Is A Light That Never Goes Out (The Smiths)Rio (Duran Duran)Just Like Heaven (The Cure, Olivia Rodrigo with Robert Smith)Gente intelligente (Pino D’Angiò e Franco 126)Wouldn’it Be Nice (The Beach Boys)Back To Friends (Sombr)È il primo, vero colpo di fulmine di questo inizio estate. Back To Friends di Sombr è qualcosa di completamente diverso da quello che si sente oggi. Ipnotica, lunare, notturna, è una canzone per l’estate, sì, ma da ballare in certi club particolari, o da ascoltare tornando a casa alla fine di una serata. Magari con il cuore spezzato, perché è questo che racconta la canzone. “How can we go back to being friends / When we just shared a bed? / How can you look at me and pretend/ I'm someone you've never met?”. “Come possiamo tornare ad essere amici / Quando abbiamo appena condiviso un letto? / Come puoi guardarmi e fare finta / Che io sia qualcuno che non hai mai incontrato?”. Sombr è il nome d’arte di Shane Boose, un cantautore e produttore emergente nato a New York e cresciuto nel Lower East Side. Ha 20 anni, è esploso su TikTok come dev’essere oggi, ma la sua musica sembra venire da un’altra era. È musica rock, ma quell’inizio con quegli accordi di piano e quei bassi ci ha fatto venire in mente certe cose dei Massive Attack…Unfinished Sympathy (Massive Attack)Mondi completamente diversi, canzoni completamente diverse. Eppure la malinconia e quella venatura soul che scorrono sopra un tappeto ritmico così intenso ci sembra venire da Bristol e dai primi anni Novanta. Unfinished Sympathy è la canzone che ci ha fatto conoscere i Massive Attack nel 1991 (quando furono per un attimo ribattezzati solo Massive, per evitare riferimenti alla guerra in Iraq), quando ancora non era stata coniata l’etichetta trip-hop, ma erano considerati una nuova versione del soul. Accanto ai Massive Attack, allora un trio (Robert "3D" Del Naja, Andrew "Mushroom" Vowles and Grant "Daddy G" Marshall) c’era la cantante Shara Nelson. I Massive Attack stavano lavorando al loro primo album, Blue Lines, quando ascoltarono Shara canticchiare tra sé e sé delle note. E decisero di farne una canzone, a base di drum machine, sample e sintetizzatori. Fu creata così la fondamentale parte di violini. Che poi si decise di registrare dal vero, agli studi di Abbey Road.Drinking in L.A. (Bran Van 3000)Vogliamo restare ancora per un attimo in questo mood un po’ notturno e un po’ indie. Vogliamo restare in un terreno in cui la musica elettronica sposa la malinconia, perfetta per la fine di una serata estiva. Anche perché qualche giorno fa abbiamo ascoltato questa canzone del 1998 in radio e l’abbiamo trovata ancora eccezionale ed attualissima. È Drinking in L.A. dei Bran Van 3000, arrivata verso la fine di un’estate fantastica e sparita forse troppo in fretta, Ma, evidentemente, per tornare di tanto in tanto, come il ricordo di certi amori. I Bran Van 3000 erano un collettivo musicale di Montreal, Canada. È interessante quello che troviamo scritto sul profilo a loro dedicato su Ondarock. “I Bran Van 3000 hanno insegnato a mangiare un hamburger con Pepsi, come fosse caviale con champagne”.Messy (Lola Young)Sia la canzone dei Massive Attack che quella dei Bran Van 3000 erano forti della presenza di grandi voci femminili. In questo senso, il nostro colpo di fulmine di quest’anno è Lola Young, che ci ha conquistato lo scorso inverno con Messy e in primavera con One Thing. È stata già paragonata a Amy Winehouse, ad Adele e a Lily Allen. Ma è bene non fare paragoni: Lola Young, 23 anni, londinese, ha una sua spiccata personalità, e ha quell’irriverenza che hanno solo le grandi. La sua Messy è schietta, veloce, accattivante, si insinua nella testa e non va più via. Ma dietro la canzone c’è una storia molto toccante. “Messy è un inno all’ADHD (il disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e mostra davvero tutto ciò che ho provato durante la mia ultima relazione amorosa” ha raccontato Lola Young. “Ma è anche molto di più, parla di come mi sento in generale: essere troppo incasinata un giorno e troppo pulita un altro, lottare per trovare quell’equilibrio in me stessa”. La canzone è interpretata alla grande, in qualche modo è quasi recitata. Segnatevi questo nome: ne sentiremo parlare.Situazione complicata (Lucio Corsi)Lucio Corsi è uno dei grandi protagonisti di questa stagione musicale. La partecipazione a Vita da Carlo, la profetica serie di Carlo Verdone in cui vinceva il Festival di Sanremo, la partecipazione al Festival, che ha davvero rischiato di vincere, la grande presenza all’Eurovision Song Contest, e il tour estivo che sta avendo un ottimo successo ne hanno fatto uno dei casi della musica italiana di oggi. Lucio, con quel trucco sul volto come Bowie e i Kiss, con quegli stivali con la scritta “Andy” che rimandano a Toy Story, ci ha avvolto con la sua musica, ci ha commosso, ci ha insegnato che possiamo far vedere le nostre fragilità. Il suo nuovo singolo, Situazione complicata, tira fuori il suo lato più irriverente. “Ho voglia di finire con Giulia in paradiso / Di lei mi piacciono i capelli in tinta col vestito / Viviamo nella stessa città / è bella come il mare infinito / L’unico difetto che ha è suo marito”. Lucio Corsi racconta un triangolo amoroso con autoironia e understatement, con quegli accordi di pianoforte che evocano i Beatles e il glam rock. E con un incedere, in quel “l’unico difetto che ha” sui cui – il copyright è dei Vitiello di Radio Deejay – puoi attaccare subito I Don’t Like Mondays dei Boomtown Rats.I Don’t Like Mondays (Boomtown Rats)E allora parliamone di questa grande canzone. Anche perché quest’anno ricorrono i 40 anni del Live Aid. E perché quel signore irlandese che aveva dato il via a tutto, Bob Geldof, ha avuto anche una vita prima del grande evento. E aveva una band, i Boomtown Rats, che è appena tornata sulle scene. La loro unica, grande hit, è questa, I Don’t Like Mondays, del 1979, una ballata che vive sugli accordi di piano proprio come la canzone del nostro Lucio. Ha una melodia dolcissima, ma nasconde una storia terribile. Una sedicenne di San Diego diede il via a una sparatoria nella scuola di fronte a casa sua, uccidendo due persone e ferendone altre nove. Alla domanda sul perché l'avesse fatto, rispose: "I Don't Like Mondays". "Non mi piacciono i lunedì". Il testo della canzone è bellissimo. "C'è un chip nella sua testa / È andato in sovraccarico / E lei non ha nessuna voglia di andare a scuola, lei vuole rimanere a casa / E il papà non capisce / Lei l'ha sempre pensato che fosse buona come l'oro / E non vede la ragione / Non ci sono ragioni / Perché tutto questo andava mostrato?”. La canzone è al centro di una grande sequenza nel primo episodio della terza stagione di The Handmaid’s Tale.I Wrote Your Name (Sting)In quel 1979 in cui i Boomtown Rats firmavano il loro unico successo, c’era una band che andava per la maggiore. Erano i Police di Sting che in quell’anno uscivano con il loro secondo album, Reggatta de Blanc, uno dei loro più grandi successi, un mix di new wave, punk e reggae. Quell’album si apriva con Message In A Bottle. Che è la canzone con cui Sting oggi apre i concerti del suo tour Sting 3.0, in cui si esibisce di nuovo in trio, e che ha appena toccato l’Italia. Subito dopo la prima canzone attacca quello che è il suo ultimo singolo, I Wrote Your Name, un brano rock essenziale, tirato e pieno di atmosfera, che sembra unire lo Sting dei Police a quello successivo di The Soul Cages e Ten Summoner’s Tales. E anche gli anni Cinquanta. La canzone infatti offre variazione di quello che il famoso informatico Dr. Godfried Toussaint ha definito “il ritmo che ha conquistato il mondo”: il ritmo sincopato chiamato “beat di Bo Diddley”, infatti, ha alimentato alcune delle canzoni più trascinanti dell'intero canone della musica rock fin dalle sue origini africane occidentali, passando per la sua incarnazione all’interno della musica latina, fino al singolo omonimo di Bo Diddley del 1955 da cui prende il nome. È stato usato, tra gli altri, anche dagli U2 per Desire.People Watching (Sam Fender)In questo andirivieni tra grandi del presente e grandi del passato ci piace guardare anche i nuovi talenti che ci ricordano i vecchi maestri. E così Sam Fender, nuova leva ormai da anni sui palchi di tutto il mondo, è inglese come Sting, e come lui è nato vicino a Newcastle, ma la sua musica ci ricorda tanto quella di una rockstar americana, Bruce Springsteen. A quanto pare, è merito del fratello di Sam che, quando aveva 15 anni, lo ha introdotto agli storici album del Boss, Born To Run e Darkness On The Edge Of Town. People Watching è una delle canzoni in cui si sente di più il contatto tra due artisti lontani geograficamente, ma uniti dall’indole, quella di fare rock come se non ci fosse un domani, senza risparmiarsi. È una canzone del 2024, quella che dà il titolo all’album, di cui è il terzo singolo estratto. È una canzone molto intensa: è dedicata a Annie Orwin, un’amica, mentore, una sorta di madre, che è venuta a mancare.Badlands (Bruce Springsteen)E allora come non ascoltare un brano di Bruce Springsteen, che ci consente di parlare ancora dei protagonisti di questa estate live. Il Boss è in tour in Europa, e ha appena toccato l’Italia con due trionfali concerti allo Stadio di San Siro, a Milano. Dove, verso la fine, ha suonato anche questo suo grande classico, Badlands, tratto proprio da Darkness On The Edge Of Town, uno dei suoi lavori più intensi e oscuri. Mentre è in arrivo un film su di lui, Bruce Springsteen: Liberami dal nulla, che racconterà la nascita di un altro disco chiave, Nebraska, torniamo ai tempi di Darkness On The Edge Of Town. Badlands è il secondo singolo tratto dal disco. L'attacco di basso, batteria, chitarre e piano, che entrano tutti insieme, è ogni volta una sferzata. Il riff si basa su quello della versione degli Animals di Don't Let Me Be Misunderstood, ma si porta anche dentro quella rabbia dei singoli punk che Bruce stava ascoltando in quel momento. È la storia di un uomo sfortunato che ce l'ha con il mondo e che crede di meritare di più dalla vita. “Badlands, you gotta live it everyday / Let the broken hearts stand as the price you've gotta pay / We'll keep pushin' till it's understood / And these badlands start treating us good”. “Bassifondi, devi viverli ogni giorno / Lasciate che ci siano i cuori spezzati come il prezzo che dovete pagare / Continueremo a spingere finché ciò sarà capito / E questi bassifondi incominceranno a trattarci meglio”.Slide Away (Oasis)Se parliamo dei grandi eventi di questa estate musicale, il più atteso di tutti è la reunion degli Oasis, partita i primi di luglio da Cardiff, in Galles, per continuare a Manchester e il resto del Regno Unito. I “fratelli coltelli” Noel e Liam Gallagher, a quanto pare, sono riusciti a non litigare, e ci hanno regalato dei concerti memorabili, in cui ci sono tutte le canzoni che non possono mancare in un loro live. Che è basato soprattutto sui primi tre album: Definitely Maybe, (What’s The Story) Morning Glory e Be Here Now. Dal primo è tratta questa perla, Slide Away. Non è mai diventato un singolo (se non in alcuni Paesi) ma è una delle loro canzoni più amate. Noel Gallagher racconta di averla scritta con una chitarra Les Paul che gli aveva regalato Johnny Marr. E che, una volta aperta la custodia, aver imbracciato la chitarra ed essersi seduto, la canzone si è scritta da sola. È dedicata a Louise Jones, la sua ragazza dei tempi, e alla loro relazione burrascosa. Eccola qui, nella sua versione del concerto di Cardiff, elettrica e vibrante.There Is A Light That Never Goes Out (The Smiths)Ed ecco Johnny Marr. Ed ecco Morrissey. Sì, perché una decina di anni prima che esplodessero gli Oasis, e qualche anno dopo i Joy Division, la big thing di Manchester erano loro, The Smiths, una band che si è sciolta troppo presto, nel 1987, quando era all’apice, e non ha nessuna possibilità di alcuna reunion. Perché Johnny Marr e Morrissey hanno litigato e non hanno nessuna voglia di fare pace. Quando sono in tour, e il buon Moz è in viaggio anche in Italia proprio questa estate, questa meravigliosa canzone la cantano, ma da soli. There Is A Light That Never Goes Out, tratta da The Queen Is Dead, l’album del 1986, è ispirata agli accordi della versione dei Rolling Stones di Hitch Hike di Marvin Gaye. La storia, invece, è molto simile alla scena di Gioventù bruciata, in cui James Dean, idolo di Morrissey, abbandona la sua casa e la sua complicata vita familiare per chiedere un passaggio a qualcuno di cui si può innamorare. La canzone contiene uno dei versi più belli della musica pop. “And if a double-decker bus / Crashes into us / To die by your side / Is such a heavenly way to die”, “Se un bus a due piani / Dovesse schiantarsi contro di noi / Morire al tuo fianco / Sarebbe un modo meraviglioso di morire”.Rio (Duran Duran)Un modo completamente diverso di intendere la new wave, che a suo tempo si chiamava new romantic, e di intendere gli anni Ottanta è quello dei Duran Duran, anche loro grandi protagonisti della nostra estate musicale, con una serie di concerti che hanno toccato l’Italia (su Wired vi abbiamo raccontato il concerto di Roma), 40 anni dopo aver fatto innamorare l’Italia a Sanremo nel 1985. Rio, che dà il titolo al loro album più famoso, è una delle loro canzoni simbolo. L’idea, venuta a John Taylor, viene da Rio de Janeiro, città del Brasile che nella sua mente evocava “un senso di esotico, una cornucopia di delizie terrene, una festa che non finiva mai”. Ma Simon Le Bon ebbe l’intuizione di trasformare Rio in una donna. “Her name is Rio and she dances on the sand”, “il suo nome è Rio e balla sulla sabbia” è una delle liriche più famose dei Duran Duran. Rio è la canzone che chiude i concerti della band di quest’anno. Ed è incredibile quanto ancora oggi suoni fresca e attuale. Unisce un riff rock e un ritornello irresistibile a un grande lavoro di Nick Rhodes sui sintetizzatori: il brano si apre con l’effetto di un arpeggiatore su un Roland Jupiter-4, e continua con un suono particolarissimo, creato gettando delle piccole canne di metallo sulle corde di un piano e rimontando il suono ottenuto al contrario. Se vi chiedessero di racchiudere gli anni Ottanta in una canzone, sarebbe questa.Just Like Heaven (The Cure, Olivia Rodrigo with Robert Smith)Ancora anni Ottanta, e ancora un altro modo di intendere la new wave, virato decisamente verso il dark. I Cure oggi sono considerati dei maestri assoluti del rock, e il loro ultimo album, Songs Of A Lost World, è stato un successo di critica e di vendite. Che i Cure siano considerati dei maestri anche dalle nuove generazioni di musicisti lo dimostra Olivia Rodrigo, che ha ospitato Robert Smith al suo recente concerto a Glastonbury per cantare Just Like Heaven. Ascoltate la canzone, ascoltate Smith mentre la canta, ma soprattutto guardate lei, e quel sorriso misto di ammirazione e gratitudine, forse anche di incredulità, con cui guarda il leader dei Cure. Perché dice tutto. Just Like Heaven è tratta da Kiss Me Kiss Me Kiss Me, album del 1987, ed è stata scritta nel sud della Francia nel 1987. Robert Smith aveva tratto ispirazione da un viaggio passato in riva al mare con la sua futura moglie. La canzone è stata il primo successo americano dei Cure, e ha ispirato il film Se solo fosse vero (Just Like Heaven in originale), in cui appare anche sui titoli di coda.Gente intelligente (Pino D’Angiò e Franco 126)L’avrete ascoltata sicuramente in radio. E avrete notato quell’arpeggio di chitarra che sembra arrivare da una canzone di Vasco Rossi degli anni Ottanta. Sì, è proprio quel suono che a quei tempi usciva dalle corde di Maurizio Solieri. Eppure è una canzone di Pino D’Angiò, artista scomparso lo scorso anno. Gente intelligente è una canzone di quegli anni, arriva dal 1989 ed è contenuta nell’album Dancing In Jazz. Il cantautore Franco 126 ne ha curato una nuova versione. Ci aveva lavorato qualche anno fa, e ora ha deciso di pubblicare quel lavoro. “Mi sembra la sintesi perfetta della sua poetica: ironica e profonda allo stesso tempo, con quello spirito un po’ dissacrante e giocoso che Pino metteva sempre nelle sue canzoni. A un anno dalla sua scomparsa, in accordo con la famiglia, abbiamo deciso di pubblicarlo” ha dichiarato Franco 126.Wouldn’it Be Nice (The Beach Boys)Questo 2025 è anche l’anno della scomparsa di Brian Wilson, leader dei Beach Boys e vero proprio genio della musica, oltre che perfezionista e specialista delle sale di incisione. I Beach Boys erano un gruppo che faceva musica surf. Sarebbero potuti rimanere sempre quelli di Surfin' USA e California Girls. Ma andarono oltre perché avevano Brian Wilson, che ascoltava i pezzi prodotti da Phil Spector e quelli dei Beatles, che lo spinsero a dare sempre di più. Nacque così il loro capolavoro, Pet Sounds, del 1966. da cui è tratta una delle canzoni più belle di tutti i tempi. Brian Wilson descrive la canzone come “ciò che tutti i bambini pensano prima o poi... non sarebbe bello essere più grandi, per poter così fuggire via di casa e sposarsi?”. Per completare la canzone ci vollero due mesi e qualcosa come trenta registrazioni. Ma il risultato è sotto gli occhi, e nelle orecchie, di tutti. Allora anche quelle dei Beatles. Per rispondere a Pet Sounds decisero che era l’ora di alzare l’asticella. E scrissero un nuovo album con l’ambizione di fare un disco ancora più bello. Era Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band…
Gli anti-tormentoni, una playlist di canzoni come antidoto per chi non ne può davvero più delle hit estive
Se vi sembra che questa estate abbiate ascoltato troppe volte sempre le stesse canzoni, ecco qualche idea per ascoltare qualcos'altro, una playlist di amori, ricordi e suggestioni










