Anche ieri il presidente americano ha definito l'aggressione russa contro l'Ucraina «la guerra di Biden», non «la guerra di Putin» e anche questo, dopo i sorrisi e il tappeto rosso del vertice in Alaska finito senza accordo e senza il cessate il fuoco, non è incoraggiante per Kiev e per l'Europa. L'attenzione ora è tutta concentrata sul vertice di oggi di Washington, dove il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non andrà solo, ma con al suo fianco la presidente del consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente finlandese Alexander Stubb, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte. E ieri c'è stato anche un lungo vertice del gruppo dei Volenterosi sul "dopo Alaska". Secondo la Bild, prima ci sarà un faccia a faccia Zelensky-Trump, solo dopo saranno coinvolti anche gli altri leader.
I punti chiave ormai sono soprattutto su due macroaree: Trump ha aperto alla cessione dei territori richiesta da Putin. Ieri ha pubblicato per la seconda volta un post in cui scrive: «L'Ucraina deve essere pronta a cedere parte del suo territorio alla Russia, altrimenti più durerà la guerra, più territorio perderà». Secondo Reuters, le richieste del presidente russo prevedono la rinuncia del Donbass da parte dell'Ucraina: Kiev deve «ritirare completamente le sue truppe dalle regioni di Donetsk e Luhansk» in cambio dell'«impegno» della Russia a «congelare la linea del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhia». Inoltre Mosca «è pronta a restituire aree relativamente piccole del territorio ucraino che occupava nelle regioni di Sumy e Kharkiv», ma chiede il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea occupata nel 2014.










