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Quando lo si gioca in spiaggia, il calcio prende molte forme: la più semplice è la partitella, con porte artigianali e squadre dal numero variabile; altre sono ben più strutturate nelle regole e stratificate nelle sottili differenze regionali, locali o addirittura tra un gruppo di amici e un altro. In Italia ci sono circa 500 persone che giocano a calcio sulla sabbia come attività agonistica (i tesserati del beach soccer), ma molte di più che lo fanno come hobby, principalmente d’estate. Non si può stabilire con esattezza quante siano, ma sono senza dubbio tante, così come tanti sono i giochi e le varianti del calcio in spiaggia.
Il calcio in spiaggia è anzitutto piuttosto accessibile, almeno in termini di attrezzatura: basta un pallone. Tra i più diffusi ci sono il modello “tango”, in origine dell’Adidas ma oggi prodotto soprattutto dalla Mondo (è bianco con decorazioni nere), e il Super Santos. Prodotto sempre dalla Mondo, è quello arancione con strisce nere, un po’ più leggero e versatile del tango. Esiste dal 1962 e ne sono stati venduti oltre 15 milioni. I più temerari usano un vero pallone da calcio, pesante e di cuoio, mentre i più piccoli il leggerissimo Super Tele, che ha traiettorie imprevedibili. Per fare i pali della porta bastano due montagnole di sabbia (nel calcio in spiaggia la traversa è spesso immaginaria e variabile) ma c’è chi si attrezza con secchielli, legnetti, ombrelloni chiusi o addirittura remi: insomma, le cose più simili a due pali che si trovano in riva al mare.








