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Tra meno di sei mesi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina ci saranno 116 competizioni in 16 diversi sport, tutti su neve o ghiaccio: due superfici complicate, difficili da trovare o portare nelle giuste condizioni. Alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028 saranno assegnate medaglie in oltre 50 gare acquatiche tra nuoto, pallanuoto, tuffi e nuoto artistico. L’acqua è stata in qualche modo presente in ogni edizione delle Olimpiadi estive, e le prime Olimpiadi dedicate a sport invernali furono oltre un secolo fa.
Hanno invece avuto molta meno diffusione – e conseguente scarsa fortuna olimpica – gli sport che si svolgono sulla sabbia: una superficie assai più semplice e diffusa del ghiaccio ed “estiva” per eccellenza, eppure quasi del tutto assente nella storia delle Olimpiadi estive. A parte il beach volley e in misura minore il beach soccer (la pallavolo e il calcio da spiaggia) tutti gli altri sport sulla sabbia restano ancora piuttosto di nicchia, varianti minori e piuttosto recenti degli sport a cui si ispirano. Di certo non aiuta il fatto che siano noti come “sport da spiaggia”, un luogo in cui lo sport ha in genere aspetti ricreativi, estetici e sociali prima e ben più che puramente competitivi e agonistici. Forse c’entra il fatto che siano quasi tutti sport giovani, che ancora devono crescere, affermarsi e trovare i loro spazi all’interno di importanti competizioni internazionali.






