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Lo dice il nome: le Olimpiadi invernali si fanno d’inverno. Eppure – ed è una cosa meno scontata di quanto sembri – non sono le Olimpiadi di tutti gli sport che si fanno d’inverno, ma solo di quelli praticati sulla neve o sul ghiaccio. Lo dice una semplice regola della Carta Olimpica, il documento olimpico più importante. Sarà così anche a Milano Cortina 2026, ma le cose potrebbero cambiare per le prossime Olimpiadi invernali, nel 2030 sulle Alpi francesi. Ci sono infatti «buone possibilità» che ci siano gare di ciclocross e corsa campestre, che non prevedono né sci né lamine e che di solito non si fanno sulla neve. Però si fanno d’inverno, a volte sulla neve.
La corsa campestre – anche qui lo dice il nome – è la corsa nei campi, in genere sull’erba o nel fango, anziché su pista o su asfalto. È stata per molti e molte un’attività scolastica, ma ha un buon seguito anche a livello agonistico: la pratica, con ottimi risultati, pure Nadia Battocletti.
Battocletti agli Europei di corsa campestre nel 2024 ad Adalia, Turchia (Maja Hitij/Getty Images for European Athletics)
Il ciclocross è il corrispettivo ciclistico della corsa campestre: prevede più giri su un percorso lungo qualche chilometro, spesso molto fangoso, con biciclette un po’ a metà tra quelle da mountain bike e quelle da strada. In genere si sta in sella e si pedala, ma ci sono anche parti in cui tocca scendere e correre – o fare gradini – con la bici in spalla.






