Il calcio e il calcetto giocati a piedi nudi sulla sabbia, il beach volley, il beach rugby, la maratona di padel, la corsa lungo il bagnasciuga, il trekking e lo zaino pesante, le passeggiate con le infradito.

E poi le valigie gigantesche da trasportare, le manovre in barca spacca-spalle, la mountain-bike. Le settimane post vacanze vengono ormai battezzate come quelle della “Trauma season”, la stagione dei traumi facili. Siamo, dunque, nel pieno della “Trauma season”. D’estate è più facile farsi male praticando sport o attività fisica all’aria aperta. Soprattutto se nei restanti mesi dell’anno ha prevalso la sedentarietà. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità conta circa trecentomila persone con infortuni legati a sport estivi. L’elenco è lungo: distorsioni, lussazioni, fratture, lesioni ai legamenti e ai tendini, mal di schiena e cervicalgie. Il beach volley, il più popolare degli sport da spiaggia, se praticato in maniera scorretta può causare tendinopatie della cuffia dei rotator e/o del bicipite, microtraumi alle caviglie, fratture delle dita. La pratica di trekking, jogging e mountain-bike è a rischio per distorsioni alle caviglie dovuti all’instabilità del terreno, strappi muscolari alla schiena, causati da un carico di lavoro eccessivo a danno della colonna vertebrale e fratture delle falangi dei piedi, dovute a un errato utilizzo dei bastoncini da trekking. È un esercito variegato quello dei reduci dalle vacanze supersportive. Ambiente ideale per i traumi, la sabbia. Per l’irregolarità nell’appoggio del piede e anche all’impossibilità di poter scivolare con tutto il corpo. Una frenata brusca diventa il nemico numero uno di articolazioni, legamenti e tendini. «Adesso è importante non sottovalutare il trauma e intervenire - spiega Luca La Verde ortopedico all’Ospedale Villa San Pietro Fatebenefratelli di Roma specializzato nel trattamento di ginocchio e spalla - L’atteggiamento attendista, quello che fa decidere di rivolgersi allo specialista solo se il dolore è molto forte, può portare l’infiammazione alla cronicizzazione. E tornare indietro a volte è impossibile».