Carlo Rovelli, fisico teorico tra i più autorevoli al mondo e straordinario divulgatore, a quasi 70 anni sta cambiando vita per l’ennesima volta. Ha lasciato il Canada e si è trasferito a Madrid. Non per una cattedra, ma per amore. “Cambiare vita è il futuro”, dice in una lunga e profonda intervista al Corriere della Sera, in cui svela una spiritualità sorprendente, radicata in un desiderio giovanile: quello di fare il mendicante. “Non pensavo di fare lo scienziato. Non sapevo cosa fare, ero molto molto confuso: volevo fare il mendicante“, racconta, ricordando i suoi anni universitari. “E la gente mi diceva: ‘Ma hai poca stima di te’. Credo che non mi capissero, perché il mio modello era Buddha. Non era mancanza di autostima, era l’opposto”.

Questa visione del mondo, spiega, nasce dalla sua natura di “disadattato“, una caratteristica che accomuna molti intellettuali e artisti: “Sono persone a cui non piace vivere nella società come gli altri: se non finiscono male, diventano professori universitari, direttori d’orchestra, pittori o scrittori”. E aggiunge con un sorriso: “Quelli più bravi diventano Buddha, sì”. La sua strada è stata la fisica, incontrata “molto tardi” e che lo ha “stregato“, offrendogli un modo per incanalare quella sua natura inquieta nel problema della sua vita, la “gravità quantistica”.