«Ho abitato 39 anni in zona rossa, la mia salute è stata gravemente compromessa: ho avuto quattro aborti e mi sono ammalata di tumore due volte. Per la scienza tutti questi sono indizi di una contaminazione da Pfas, ora chiedo alla Regione di poter aiutare mia figlia di 12 anni a proteggere la sua salute. È nata in una zona non contaminata ma io l’ho allattata per un anno, se sono contaminata io, lo è anche lei». Emanuela Franceschetti abita a Monselice, ha 54 anni e il sorriso sulle labbra. Sta combattendo contro il tumore per la seconda volta. E a distanza di quasi due mesi dalla storica sentenza di condanna a 151 anni per 11 ex manager della Miteni, è ancora centrale la questione della salute e della suddivisione in zone rosse, arancioni e gialle per circoscrivere la contaminazione da Pfas, che in Veneto coinvolge tra le 300 mila e le 400 mila persone a seconda dei diversi studi. Il caso della professoressa Franceschetti, in questo senso, è emblematico.

Professoressa, qual è la sua storia?

«Sono nata a Minerbe nel 1970, ho frequentato l’Istituto tecnico Minghetti a Legnago e mi sono laureata in Economia e Commercio all’Università di Verona nel 1998. Ho lavorato da un commercialista e oggi insegno Diritto all’istituto Kennedy di Monselice. Nel 2005 ho conosciuto Alessandro, che diventerà poi mio marito. Abbiamo sempre voluto una famiglia numerosa e abbiamo provato subito ad avere dei figli, ma non è andata bene. Nel 2008 ho avuto il primo aborto, nel 2009 mi sono trasferita a Monselice e nel 2010 ho avuto il secondo aborto. È stato doloroso, traumatico».