Caricamento player
Nei giorni scorsi c’è stata una certa confusione in molti uffici postali italiani, dove sono andate molte persone a chiedere informazioni sul rinnovo e sul pagamento dell’Assegno di inclusione, il sussidio per le persone in condizione di povertà che da gennaio del 2024 ha sostituito il reddito di cittadinanza. Ci sono stati disagi – lunghe file, nervosismo, e in certi casi c’è stato anche l’intervento delle forze dell’ordine – perché tutte queste richieste si sono concentrate prima del ponte di Ferragosto, proprio in giorni in cui gli uffici postali hanno molto personale in ferie.
Non è però stato un caso, e la confusione è stata alimentata anche da scelte e comunicazioni abbastanza lacunose e caotiche sia del ministero del Lavoro che di Poste Italiane, cioè l’istituzione e l’azienda a cui fanno capo rispettivamente le decisioni sul sussidio e le sue modalità di erogazione.
Il 14 agosto era la data scelta dal ministero per il pagamento della prima grande tranche di rinnovi del sussidio. L’Assegno di inclusione è un sostegno al reddito che viene pagato mensilmente alle persone in condizione di povertà: sebbene non abbia una scadenza temporale per chi lo riceve – poiché la povertà non è una condizione da cui si esce dopo un periodo di tempo prefissato – prevede comunque che ogni 18 mesi ce ne sia uno di pausa, nel quale bisogna ripresentare le domanda. Dopo di che il pagamento riprende regolarmente il mese successivo. Funzionava così anche con il vecchio reddito di cittadinanza.










