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ll presidente americano ottiene visibilità e il riconoscimento di Putin, ma lascia il vertice senza cessate-il-fuoco: guadagna immagine, ma perde sostanza

Donald Trump aveva scelto Anchorage per il suo faccia a faccia con Vladimir Putin con l’obiettivo dichiarato di mostrare al mondo le sue doti di negoziatore. Il risultato, però, è stato a metà: il presidente americano ha ottenuto visibilità e un ritorno simbolico, ma non l’accordo che sperava per fermare la guerra in Ucraina.

Il vertice è iniziato con una coreografia che ha giocato a favore del presidente USA. Un caloroso benvenuto, la stretta di mano sul tappeto rosso, il sorvolo dei bombardieri, i due leader che hanno persino condiviso la limousine presidenziale – una scena dal forte impatto mediatico, che ha proiettato Trump come figura centrale capace di riportare Putin sul palcoscenico internazionale dopo anni di isolamento. Il presidente ha potuto presentare l’incontro come “molto produttivo”, parlando di “progressi significativi” e lasciando intendere che si sia aperta una finestra per future intese. La cornice, i sorrisi e l’atmosfera amichevole gli hanno permesso di rivendicare un ruolo da protagonista nel ridisegnare la diplomazia mondiale, rilanciando l’immagine di un’America che tratta alla pari con Mosca.