Ma cosa ci sta accadendo? Anzi, cosa ci è già successo? Perché tanta indifferenza rispetto alla sorte della povera Cecilia De Astis, la signora settantunenne che non potrà trascorrere il Ferragosto con i suoi cari, né tantomeno potrà rivederli, perché – come sapete – è stata travolta e uccisa dall’auto guidata da quattro ragazzini rom? Tutta l’attenzione politica e mediatica è da giorni focalizzata – per lo più in chiave buonista e giustificazionista – proprio sui colpevoli, che tra l’altro avevano di nuovo provato a dileguarsi. Su come vivono loro, e, tanto per autoflagellarci, su cos’avrebbe dovuto fare la nostra società per coccolarli e vezzeggiarli. Abbiamo letto articolesse emozionate sul tema, più o meno consapevolmente volte a rovesciare la frittata: per contestualizzare il comportamento dei pargoletti, e invece per denunciare il presunto razzismo degli italiani.

E la vittima, invece? Libero colma oggi una lacuna che dice molto della bolla mediatica che ci sta imprigionando tutti, e vi racconta chi era questa donna. Come mai, al contrario, per due o tre lunghi giorni, l’attenzione su di lei è stata così laterale e – ammettiamolo – così blanda, superficiale, scarsa? Intere civiltà antiche (dagli egizi a decine di altre) hanno dedicato il meglio di sé (riti, cultura, arte) proprio al culto dei morti. La stessa religione cristiana è centrata proprio sulla morte come passaggio e come premessa della resurrezione.