Periodicamente, si torna a parlare di “digital resurrection”, la creazione di cloni di persone decedute resa possibile dall’impiego sinergico di AI generativa, tecnologie olografiche e analisi dei contenuti relativi al “caro estinto”. Ovviamente il clone è solo un’apparenza informazionale. Non è “vivo” né “cosciente” ma deve solo sembrare in grado di esserlo; non ha memoria né identità, ma deve dare l’impressione di possederle. Tanto basta per creare un nuovo mercato.

Dal duetto virtuale agli avatar: l’evoluzione della simulazione

Fenomeni del genere non sono certo nuovi, se si pensa a Unforgettable il celeberrimo duetto fra Natalie Cole e il padre Nat. Allora (era il 1992) le tecnologie erano chiaramente artigianali e l’interazione fra padre e figlia era soltanto apparente, ma dal punto di vista di chi guarda il risultato non è troppo diverso da quello che si ottiene con sistemi più sofisticati.

Vent’anni dopo, nel 2022, gli Abba in Voyage replicano la loro apparenza esteriore del 1979 per realizzare una lunga serie di concerti dove appaiono soltanto i loro cloni. E come dimenticare il cameo postumo di Carrie Fisher in un episodio del franchise di Guerre Stellari?

La mercificazione dell’intimità: dall’intrattenimento al lutto