Ciao poveri. La salamella alla festa dell’Unità deve avere un po’ stancato la segretaria del Partito democratico: va bene fare il tour tra i militanti in Emilia Romagna, dove Elly Schlein è di casa, ma siamo a Ferragosto ed è tempo di partire, cambiare orizzonte, andare in ferie. Ma dove? Non si sa. Sul relax estivo della leader dem nessuno apre bocca, massimo riserbo, pochi dettagli, mistero fitto, come se ammettere di avere la possibilità di fare vacanze a cinque stelle non fosse in linea con il partito degli ex Ds e, in effetti, forse a qualche compagno comunista (senza rolex) potrebbe dare fastidio. E pure agli elettori.
Ma poi cosa ci sarebbe di male? In fondo Schlein è mezza svizzera, ha il passaporto americano, ha tre cittadinanze, una donna del presente con una relazione stabile con Paola e i completi giacca e pantalone per le grandi occasioni consigliati dalla consulente armocromista (che forse dovrebbe vestire anche altri). Schlein può viaggiare e chiudersi in una villa con piscina, come ha ipotizzato ieri il Foglio, al riparo da sguardi indiscreti e dalle critiche di chi ancora non la capisce e pensa che in fondo non c’entri nulla con la storia del partito e con le sue battaglie per i meno abbienti. Questione di classe e ceto sociale, evidentemente. Insomma, difficile vedere Elly su una spiaggia libera delle nostre tra teli ammassati e pranzo al sacco, più probabile che vada in Grecia (la sorella Susanna è primo consigliere dell’ambasciata italiana ad Atene) o in Costa Smeralda o sulle Alpi svizzere. Mete ricercate e lontane dalla folla, basta cortei o banchetti con gli attivisti. Più che militante, un’estate latitante, per la leader del primo partito di opposizione.







