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Soltanto poche settimane fa l’alpinista lombardo Marco Confortola aveva annunciato di aver scalato il Gasherbrum I, una montagna di 8.080 metri della catena del Karakorum, in Pakistan, entrando così nel ristretto gruppo delle circa 40 persone che sono state in cima a tutte le 14 montagne di più di 8mila metri del mondo. Una grande impresa alpinistica. Martedì però in un’intervista sulla rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone l’alpinista Simone Moro lo ha accusato di aver mentito riguardo a diverse di quelle scalate, esprimendo pubblicamente dei dubbi che nell’ambiente circolano da tempo.

Secondo Moro, che è uno dei più conosciuti e rispettati alpinisti italiani, e che sull’Himalaya ha fatto negli ultimi vent’anni scalate importantissime per l’alpinismo internazionale, Confortola ha falsificato le prove che dimostrano che ha raggiunto la cima di diversi ottomila. Nel caso del Lhotse, montagna di 8.516 metri collegata all’Everest, Moro dice che Confortola ha addirittura ritoccato digitalmente la foto scattata in vetta da un alpinista spagnolo, che glielo ha confermato direttamente.

Ma nell’intervista Moro ha contestato anche l’autenticità delle prove fornite da Confortola a dimostrazione delle sue scalate sul Makalu, sul Kangchenjunga, sull’Annapurna, sul Dhaulagiri e sul Nanga Parbat, altre montagne sopra gli 8000 metri.