Èbufera nel mondo dell'alpinismo. Sul banco degli imputati è finito un noto scalatore valtellinese, Marco Confortola, classe 1971, che meno di un mese fa è entrato nel prestigioso club di quelli che hanno scalato tutti i 14 Ottomila della Terra. L'accusa è di quelle che nel mondo della montagna non sono perdonabili: aver raccontato il falso sulle proprie salite. Contro di lui ha preso posizione un altro big dell'alta quota, il bergamasco Simone Moro, autore di grandi imprese (mai ripetute) in Himalaya, soprattutto nella stagione invernale. Ormai da giorni nei rifugi, nei bivacchi, nelle manifestazioni alpinistiche non si parlava d'altro. Dubbi, sospetti. Il primo a intervenire è stato un altro fuoriclasse della montagna, Silvio Mondinelli.
Poi Moro ha rincarato la dose e per farlo ha scelto una vetrina autorevole, Lo scarpone, il portale del Club alpino italiano. Dopo un'accurata ricerca, contattando decine di alpinisti, in un intervista ha raccontato: «Quello che stiamo portando avanti non è un trattamento contro Confortola, ma a favore della verità e degli obblighi e doveri di un alpinista: se vai nelle scuole, se vuoi fare il formatore, vuol dire che sei un simbolo di onestà, del senso civico e dei valori. E nei valori c'è anche quello della verità e di saper provare la tua verità. Di accettare il dubbio e la sconfitta». Le vette contestate nel curriculum del valtellinese sono almeno cinque: il Makalu, il Kangchenjunga, l'Annapurna, il Nanga Parbat e il Dhaulagiri.










