La scelta del Governo, dopo aver approvato a maggio scorso il disegno di legge-delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), di non depositarlo ancora in Parlamento, sembrava confermare lo stallo saggiamente imposto all’autonomia differenziata dai pronunciamenti della Corte Costituzionale sulla legge 86 del 2024.

La Consulta, imponendo vincoli e limiti rigorosi, a partire dal trasferimento di funzioni e non di intere materie Non Lep, aveva fissato un criterio praticabile, escludendo possibili intese concernenti «il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie, concernenti materie o ambiti di materie riferibili ai Lep».

Quasi per magia lo stallo di ieri lascia oggi il campo alla frenetica attività che riprende a tessere la tela di Penelope dell’autonomia differenziata. Quattro Regioni, Lombardia in testa, dichiarano di farlo nel solco tracciato dall’interpretazione delle sentenze della Consulta.

Il problema è proprio la curiosa interpretazione di quelle sentenze, secondo la quale, in violazione della legge 86 del 2024, sarebbe possibile acquisire la sovranità delle Regioni su funzioni non Lep anche nell’ambito di materie Lep chiaramente escluso dal testo della legge. A cominciare dalla sanità, oggetto privilegiato nell’assunto che i Lep siano già fissati dai Livelli essenziali di assistenza.