Il via libera del consiglio dei ministri al disegno di legge delega sui livelli essenziali delle prestazioni imprime una forte accelerazione sul recupero dei divari in tema di diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale.

Un provvedimento che, stando alle parole del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, arriva "dopo quasi 24 anni di ritardi".

Il ddl consta di 33 articoli e si compone di tre parti: una prima di tipo generale con i principi comuni a tutte le materie; una seconda con i criteri declinati in funzione degli ambiti con Lep 'quantificabili - per cui verranno definiti costi e fabbisogni standard - e 'non quantificabili' - per cui verranno comunque individuati parametri che consentano un monitoraggio -; infine un'ultima parte con le disposizioni finali e finanziarie con lo scopo principale di confermare l'obbligo di osservare gli equilibri finanziari, salvaguardando e migliorando l'efficacia e l'efficienza delle prestazioni da erogare.

Numerosi gli ambiti di applicazione dall'istruzione al lavoro, dalla ricerca scientifica ai trasporti e all'ambiente.

Per l'istruzione ad esempio il decreto fissa, in coerenza con quanto previsto dal PNRR, le misure per la definizione della rete scolastica per la popolazione compresa nella fascia di età 0-18 anni. Questo al fine di individuare il numero più opportuno di istituti scolastici statali per ogni singola regione e quindi per fissare il numero adeguato di dirigenti scolastici e amministrativi. In questo come negli altri casi, le indicazioni sono estremamente particolareggiate, basti pensare che la fissazione dei Lep si occupa anche dei parametri minimi e massimi del numero degli alunni per sezioni nelle scuole dell'infanzia, nonché del numero massimo di alunni per sezione in caso di iscrizioni eccedenti. Tutti elementi che aiuteranno poi a comporre l'articolazione dei cicli scolastici, il loro assetto e la scansione e la durata del primo e del secondo ciclo di istruzione nonché dei relativi gradi.