È nato a San Pietroburgo e finché non è iniziata la guerra ha guidato l’Orchestra di Stato della Russia («lì studiano tutti per diventare solisti e quando arrivano in orchestra ragionano da solisti; convincerli a una prospettiva diversa è tanto difficile quanto poi gratificante, per come la realizzano»). Ha preso la nazionalità inglese ed è direttore principale della Royal Philharmonic, con cui continua ad esibirsi in tutta Europa nonostante la Brexit («Alla Royal Philharmonic sono precisi, puntuali e appassionati; in Inghilterra se non hai passione non ti prendono da nessuna parte. Suoniamo tantissimo, spesso in tournée: se suonare fosse una routine sarebbe una pena per noi e per il pubblico»). Vasily Petrenko guida la European Union Youth Orchestra, che ha schierato nei giorni scorsi al Bolzano Festival. Il 21 sarà a Merano e il 25 a Ravello: così corona un triangolo tra Russia e Brexit che solo la musica può realizzare.
Il direttore russo Vasily Petrenko: «Senza passione l'orchestra diventa routine penosa»
Con nazionalità inglese, dirige la Royal Philharmonic. «La cancel culture è sbagliata. Un errore aver cancellato Valery Gergiev a Caserta»






