Nell’immaginario collettivo il Ghisa (l’agente della Polizia locale, per i non milanesi) viene associato a multe e verbali. Se non addirittura alla storica polemica (essendo storicizzata diciamo che un fondo di verità ce l’ha pure...) sulla scarsa presenza di personale in strada. Tutto può essere e tutto ci sta. Ma non stavolta. Perché in mezzo alla rovente polemica politica legata al caso dei bambini rom, destina a salire ancora di livello, si colloca proprio la Polizia locale di Milano, guidata dal comandante Gianluca Mirabelli. Grazie al lavoro di Ghisa, fatto di interventi sul campo e riscontro dei filmati ripresi delle telecamere di sorveglianza, i quattro ragazzini (ma si possono ancora considerare tali dopo aver ucciso una donna di 71 anni mentre erano a bordo di un’auto rubata?) l’indagine è stata chiusa a tempo di record.
Dare a Cesare quel che è di Cesare non è solo un atto dovuto, ma un legittimo riconoscimento al lavoro svolto dagli agenti della Polizia locale. Da milanese adottato mi sento più tranquillo. E proprio perché la posta in palio è la sicurezza di una città in sofferenza su questo versante, alzarci in piedi e tributare un banale applauso al comandante Mirabelli e sui uomini (gesto liberatorio, ma non risolutorio) sarebbe quasi offensivo. Quel che serve, invece, è prendere spunto da questa operazione per chiedere maggior attenzione nei confronti del Corpo, sollecitando una dotazione tecnica adeguata ai tempi. Quali strumenti lo diranno i tecnici (magari più taser, o telecamere migliori, vista la pessima qualità di alcuni impianti), nel frattempo però occorre prendere consapevolezza con la materia. Che non può restare marginalizzata rispetto alle questioni sul tavolo.






