Si sa, a volte le auto diventano leggende e Chrysler, che quest’anno spegne cento candeline, ne è la prova tangibile. Al Concours d’Elegance di Pebble Beach, infatti, il marchio nato il 6 giugno 1925 avrà una classe tutta sua. Qui, tra i green della California, i collezionisti tireranno fuori dai loro garage i pezzi più rari, quelle Chrysler che sono frammenti di storia, sogni a quattro ruote che hanno attraversato un secolo di rivoluzioni, crisi e rinascite.
Tutto nacque così
Le origini, come racconta Lee Iacocca, sono umili, quasi romanzesche. Tutto inizia con la Maxwell Motor Company, un’azienda che nel 1913 arrancava sotto il peso di debiti e ambizioni. Fu Walter P. Chrysler, un uomo che aveva mollato la Buick con il piglio di chi sa che il destino si costruisce, a prendere in mano quel relitto industriale. Nel 1924, al Salone di New York, presenta una 6 cilindri che fa voltare le teste. Un anno dopo, la Maxwell diventa Chrysler Corporation, e da lì è un crescendo: l’acquisto di Dodge, la nascita di Plymouth, e un posto fisso nel pantheon dell’automobile americana.
I modelli
Ma sono i modelli a parlare, più delle date. La Model B del 1924, con le sue 32.000 immatricolazioni in pochi mesi, è il biglietto da visita di un marchio che osa, tanto da portare un’auto americana alla 24 Ore di Le Mans nel 1925, quando l’Europa ancora guardava gli yankee con un misto di curiosità e sufficienza. Poi arriva la Airflow del 1934, un’auto che sembra venuta dal futuro: linee aerodinamiche, una struttura portante che anticipa i tempi, un coraggio tecnico che il pubblico, ahimè, non capisce. Non importa: la Airflow fa impazzire tutti e i collezionisti di oggi la venerano come un totem.








