Puff. Spariti. Evaporati. Volatilizzati. È la mattina dopo l’interrogatorio nelle stanze dell’ufficio centrale arresti e fermi di via Custodi, a Milano: tornati a “casa” loro, i baby pirati della strada che hanno investito e ucciso Cecilia De Astis se ne vanno insieme alle rispettive mamme. «Sono andati a comprare acqua e cibo. C’erano troppi giornalisti...», hanno spiegato le donne del campo ai vigili e ai carabinieri che ieri sono tornati tra la vegetazione di via Selvanesco per verificare le condizioni abitative dei bambini in quella fetta di sterrato senza acqua corrente. Fotografie e colloqui per restituire un quadro preciso ai giudici del Tribunale dei Minori che ora dovranno decidere il da farsi. Verso le 13, poi, sono tutti tornati alla base. L’ultimo a mancare all’appello è stato infine rintracciato in via Ovada, alla Barona, altra periferia difficile della metropoli.

Quello di girare da soli è un modus operandi consolidato ma non vale come prova di “abbandono” da parte delle famiglie, condizione che aprirebbe ai figli le porte di una comunità protetta. Manca anche il “concorso al reato”. Quanto ai genitori, al quarto piano del Palazzo di Giustizia i magistrati stanno vagliano le loro posizioni. Mamme e papà (in questo caso solo mamme, visti i guai giudiziari degli uomini) rispondono sempre, civilmente, dei danni causati da figli minorenni.