I professionisti dell’accoglienza, i sociologi della fuffa e i tromboni dell’inclusione tenteranno un’altra volta di rifilarci le loro favolette. È una grande specialità della sinistra: nel confronto tra realtà sgradevoli e storielle rassicuranti, tra fatti che feriscono e narrazioni che leniscono, i compagni puntano sempre sulla seconda opzione. E quindi, amici lettori, aprite gli ombrelli. Non perché siano previsti temporali, ma per proteggervi dall’ondata di appiccicose bugie che ci faranno piovere addosso. Già da ieri stiamo sentendo e leggendo di tutto: «È stata una fatalità», «Si è trattato di un tragico e imprevedibile caso», «Adesso niente razzismo contro i rom», fino ai grandi classici «Rivolgetevi al governo» ed «È colpa di Meloni-Salvini-Piantedosi». Deve trattarsi di un gigantesco fenomeno di omonimia, di uno scambio di persona. O forse no, giudicate voi.
Perché sono gli stessi lanciatori di balle che – poche settimane fa – sparavano a palle incatenate contro la «deriva securitaria» e le «tendenze fascistoidi» del decreto sicurezza. Sono gli stessi che – in quel provvedimento – ritenevano «razzista» la norma contro le madri che si fanno scudo dei loro figli per commettere e ripetere reati. Sono gli stessi che ci hanno ammorbato per anni parlando di «percezione» del crimine, come se le vittime dei reati fossero tutte allucinate o psicopatiche. Sono gli stessi che, sbuffando annoiati, pontificavano sull’inesistenza di un problema legato ai rom e alle loro condotte illegali («Tutto risolto», spiegavano). E sono sempre gli stessi che – ancora un paio di settimane fa – se la prendevano contro il “cattivismo” di Matteo Salvini per la sua proposta (sacrosanta) relativa all’estensione dell’imputabilità e della punibilità dei minori.






