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Ultimo aggiornamento: 16:27

“Gli ultimi sondaggi indicano che l’80% degli israeliani è a favore del trasferimento forzato dei palestinesi, che, ricordiamo, è un crimine. Quindi, l’Israele che ci piace, quella che si oppone questo perdurare del genocidio a Gaza, è un’estrema minoranza“. Così a In Onda (La7) la giornalista e storica Paola Caridi risponde alla conduttrice Marianna Aprile che le chiede se l’opinione pubblica israeliana accetterebbe mai l’idea che Israele si faccia promotore della deportazione dei palestinesi.

“Bisogna chiamare le cose con il loro nome – sottolinea con forza Caridi – Questo è un genocidio che si accompagna a un’occupazione che dura da 1967, all’espulsione dai campi profughi della Cisgiordania di decine di migliaia di persone. Noi parliamo solo di Gaza ma non di quello che sta succedendo in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove c’è un campo profughi”.

E aggiunge: “Di questa situazione, se l’80% della società israeliana è a favore, non è responsabile solamente il governo guidato da Benjamin Netanyahu con l’estrema destra che lo tiene in pugno, ma è responsabile uno Stato. Ricordiamoci che il presidente di Israele, Yitzhak Herzog, ha firmato con un pennarello le bombe che dovevano essere gettate su Gaza. Non possiamo pensare di rendere individuale – continua – una responsabilità che sicuramente in parte lo è, nel senso che Netanyahu ha un mandato di cattura internazionale della Cpi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma questa è una responsabilità statale. Avraham Burg, ex speaker della Knesset, personaggio stimatissimo in Israele, figlio di uno dei fondatori dello Stato d’Israele, ha chiesto all’ebraismo internazionale di denunciare Israele e di condurla davanti alla Corte Penale Internazionale“.