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Da quando è diventato il leader della Cina nel 2012, Xi Jinping ha sempre usato dimissioni forzate e indagini disciplinari per tenere sotto controllo i ranghi dell’esercito. Ma le rimozioni di militari di questi mesi sono le più intense e profonde degli ultimi anni e hanno avuto alcune caratteristiche sorprendenti. Per esempio, Xi Jinping ha rimosso persone da lui stesso nominate, e considerate a lui fedeli.

Da un lato le forze armate cinesi sono considerate tra le più forti al mondo e di recente hanno mostrato grossi avanzamenti tecnologici, come la creazione di un sistema di pontili galleggianti per le invasioni via mare (che potrebbe essere usato contro Taiwan) o la costruzione in tempi brevi di sempre nuove portaerei. Dall’altro, le continue epurazioni nell’esercito mostrano che ci sono due problemi possibili: un problema di corruzione e un problema di fiducia da parte della leadership politica, cioè di Xi Jinping.

In pochi mesi la Commissione militare centrale, cioè l’organo attraverso il quale il Partito Comunista esercita il proprio controllo sull’esercito, è passata da sette a quattro membri (uno dei quali è Xi). Da marzo il generale He Weidong, che faceva parte della Commissione, è sparito dalla circolazione e non si hanno notizie certe su di lui, anche se è molto probabile che sia stato arrestato. A giugno un altro membro della Commissione, l’ammiraglio Miao Hua, è stato espulso ufficialmente, dopo che lo scorso anno era stato sospeso dai suoi incarichi. Non si sa di cosa sia accusato Miao: i comunicati ufficiali parlano di «serie violazioni della disciplina».