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12 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 18:15
La Corte di Cassazione apre ai patti sottoscritti tra coniugi o futuri coniugi per regolare gli aspetti economico-patrimoniali di un eventuale divorzio. Con un’ordinanza del 21 luglio scorso, la Suprema Corte ha riconosciuto la validità di una scrittura privata firmata nel 2019 da una coppia di Mantova, con cui il marito, in caso di fine del matrimonio, si impegnava a restituire alla moglie la somma da lei investita per la ristrutturazione della casa di lui (61.400 euro) e per l’acquisto di mobili, veicoli e altre spese (85mila), per un totale di 146.400 euro. In cambio, all’uomo veniva promessa la proprietà esclusiva di alcuni beni (un’imbarcazione e un motociclo). Dopo il divorzio, la donna si era rivolta ai giudici per far valere il patto, ma lui si era opposto chiedendo che fosse dichiarato nullo per “illiceità della causa” in base all’articolo 160 del Codice civile, secondo cui “gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio”. Una norma interpretata finora dai giudici italiani come un divieto più o meno assoluto di regolare privatamente le condizioni di divorzio, pratica invece comune all’estero (vedasi il dettagliatissimo accordo tra il patron di Amazon Jeff Bezos e la moglie Lauren Sánchez).









