Il rifiuto della sconfitta. Ma anche il rifiuto della vittoria giocando al di sotto dei suoi livelli. In quell' «andiamo al campo, prenotatene uno» rivolto con lo sguardo serio al suo angolo dopo aver battuto 6-2 7-6 il canadese Gabriel Diallo c'è tutto Jannik Sinner. Quello che dalla sua carriera sta avendo tutto quello che avrebbe sempre sognato e per cui ha lasciato casa poco più che bambino -risultati, popolarità, consenso, soldi - ma che non si accontenta neanche quando l'impegno in ufficio è terminato.

L'insoddisfazione è nata presto, nella serata di Cincinnati disturbata dai problemi elettrici, dai led a bordo campo spenti e anche da un allarme antincendio: tre doppi falli nel secondo game della partita, nel primo turno di servizio, di cui uno sulla palla break. L'allarme, quello nella testa di Jannik, è suonato forte: «Se non giochi bene in situazioni difficili come questa, le partite le puoi perdere, ma sono contento che tutto questo sia successo prima di un torneo dello Us Open».

Se il servizio ha fatto fatica a ingranare, la risposta ha funzionato molto di più e molto meglio, ed è servita come il pane sul set point per Diallo che avrebbe potuto portare la partita al terzo. Un «return» tra i piedi dell'avversario che Diallo non ha saputo gestire, e che è stato il primo dei tre punti consecutivi con cui Sinner ha chiuso la partita, qualificandosi per gli ottavi di finale dove non affronterà l'americano Tommy Paul - testa di serie designata - ma il francese Adrien Mannarino. Per questo dopo il match con Diallo si è allenato, per mettere appunto i dettagli.